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mercoledì 6 marzo 2013

Addio a Keiko Fukuda, pioniera del judo




Keiko Fukuda, nipote di un samurai e allieva del fondatore dello judo

Era nipote di un samurai. Aveva 99 anni. Era un mito nelle arti marziali
«Poco meno di un metro e mezzo di altezza, fisico minuto, e senza una grande forza fisica, ma pienamente concentrata nella mente, nel corpo e nel fisico». I suoi amici la ricordano così: Keiko Fukuda, nipote di un samurai e allieva del fondatore dello judo. Considerata un vero e proprio mito dello sport e delle arti marziali, si è spenta a San Francisco due mesi prima di compiere i cento anni. 

A confermare al New York Times la sua morte è stato Shelley Fernandez, che ha vissuto con lei, aiutandola nell’organizzare Soko Joshi Judo Club, un centro di arti marziali nella Noe Valley, alle porte di San Francisco, dove Fakuda ha insegnato per oltre quarant’anni. 
Nata a Tokyo il 12 aprile 1913 in una famiglia aristocratica, è stata la prima donna al mondo, e l’unica negli Stati Uniti, ad ottenere nel 2011 il grado di Dan (cintura nera) di decimo livello. Il suo era un destino già segnato dalle origini. Il nonno samurai insegnò le arti marziali a Jigoro Kano, colui che divenne il creatore dello judo. E fu proprio Kano, intorno agli anni Trenta, a introdurre Fukuda a questa disciplina. Piuttosto che dedicarsi alle discipline consuete per le ragazze giapponesi di buona famiglia, lei decise di guardare altrove e consacrare la sua vita a uno sport da combattimento. «Questo è stato il mio matrimonio», raccontò Fukuda in un documentario a lei dedicato. E fu proprio così, visto che in Giappone alle insegnanti di judo non era consentito sposarsi e lei stessa non volle mai abbandonare lo sport. Il suo motto era: «Sii forte, sii gentile, sii bella». 
Nel 2011 in un’intervista al San Francisco Chronicle rivelò che il suo approccio iniziale a questo tipo di arte marziale non fu tra i più semplici: «Tutto mi sembrava aggressivo e soprattutto strano, soprattutto quando vedevo una donna alzare le gambe».  

Poi però arrivò l’amore per la sua disciplina. Nel 1953 approda negli Stati Uniti e da lì in poi ottiene un successo dietro l’altro, ottenendo un Dan ogni volta di livello superiore. Nel 1964 torna a Tokyo dove partecipa alle Olimpiadi, proprio quando il judo diventa ufficialmente disciplina dei Giochi. Due anni dopo ritorna in California dove vi rimane per sempre, ottenendo anche la cittadinanza americana. Fino a qualche anno fa ha continuato a praticare, mentre ultimamente dirigeva le sue assistenti stando sulla sedia a rotelle. Meno di due anni fa è arrivato l’ultimo livello di Dan, il decimo, guadagnato a 98 anni suonati.  

fonte: lastampa.it

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